Berlusconi fatti processare

10 febbraio 2011 by


PLAÇA SANT JAUME, DOMENICA 13 FEBBRAIO ORE 12.00

BERLUSCONI VATTENE!

Noi donne e uomini italiani chiediamo le dimissioni da capo del governo di Berlusconi.

Vogliamo che la legge (come sancito nell’art 3 della nostra Costituzione) sia uguale per tutti, quindi pretendiamo che il signor Berlusconi si presenti ai prossimi processi che l’attendono:

 

  • il 28 febbraio processo sulla compravendita diritti tv (fondi neri per i diritti tv Mediaset);
  • 5 marzo l’udienza preliminare Mediatrade (appropriazione indebita);
  • l’11 marzo lo stralcio Mills (corruzione in atti giudiziari)
  • a fine marzo e aprile il giudizio per concussione e prostituzione minorile;

 

Tutto questo va ad aggiungersi al vergognoso curriculum giudiziario del capo del governo, imputato in un’impressionante sequela di processi, dai quali – contrariamente a quanto dichiara – non è praticamente mai uscito pulito.

Dopo che il suo stesso governo ha depenalizzato il falso in bilancio, l’imputato Berlusconi è stato assolto in due processi (All Iberian/2 e Sme-Ariosto/2) perché “il fatto non è più previsto dalla legge come reato”. Due amnistie estinguono il reato e cancellano la condanna inflittagli per falsa testimonianza (aveva truccato le date della sua iscrizione alla P2) e per falso in bilancio (i terreni di Macherio). Per cinque volte è salvo con le “attenuanti generiche” che (attenzione) si assegnano a chi è ritenuto responsabile del reato. Per di più le “attenuanti generiche” gli consentono di beneficiare, in tre casi, della prescrizione dimezzata che si era fabbricato come capo del governo: “All Iberian/1” (finanziamento illecito a Craxi); “caso Lentini”; “bilanci Fininvest 1988-’92”; “fondi neri nel consolidato Fininvest” (1500 miliardi); Mondadori (l’avvocato di Berlusconi, Cesare Previti, “compra” il giudice Metta, entrambi sono stati condannati).

In questo quadro di decadenza da basso impero e di attacco frontale alle condizioni di vita e di lavoro di milioni d’italiani (istruzione, sanità, pensioni, diritti sindacali, attacco alla Costituzione etc.) il signore di Arcore si permette di esternare la pochezza umana e intellettuale con apprezzamenti e comportamenti lesivi della dignità delle donne e che sconfinano in violazioni delle stesse leggi sulla prostituzione minorile.

Come donne e uomini italiane/i ci sentiamo profondamente indignate/i dall’immagine di donna che questo mediocre signore impone come modello alle nuove generazioni, privando le donne della loro dignità e riducendole a mero oggetto sessuale; come quando invita le giovani a risolvere il loro problema occupazionale con un matrimonio di convenienza, cancellando con quest’umiliante consiglio la loro preparazione, la loro competenza e la loro capacità lavorativa.

Per questo scendiamo in piazza, stanche /i che le malefatte del capo del governo ci condannino una volta di più a essere il paese più arretrato d’Europa, ricettacolo dei peggiori comportamenti maschilisti, razzisti, mafiosi, corrotti, ottusamente individualisti ed egoisti.Basta con le continue offese arrecate alla nostra dignità di donne e uomini oneste/i e libere/i.

Art. 3 Costituzione Italiana. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

BERLUSCONI FATTI PROCESSARE!


BERLUSCONI DEIXA’T PROCESSAR

10 febbraio 2011 by

Plaça Sant Jaume, diumenge 13 de febrer de 2011, a les 12 h.

Berlusconi, vés-te’n!

Les dones i els homes italians demanem la renúncia de Silvio Berlusconi al càrrec de cap del govern.

Volem que la llei (com ratifica l’art. 3 de la Constitució italiana) sigui igual per tothom, doncs exigim que el senyor Berlusconi es presenti en els propers judicis que l’esperan:

  • el 28 de febrer, judici per la compravenda de drets televisius (fons ilegals pels drets televius comprats pel grup Mediaset, del mateix Berlusconi);
  • el 5 de març audiència preliminar Mediatrade (apropiació indeguda);
  • l’11 març judici Mills (corrupció en actes judicials)
  • entre març i abril, juici per concussió i prostitució de menors

Tot això s’afegeix al vergonyós currículum judicial del cap del govern, ja acusat en una impressionant seqüència de judicis, dels quals -contrariament al que acostuma a declarar- practicament en cap cas n’ha sortit innocent.

–       – – –

En aquest context de decadència de baix imperi i d’atac frontal a les condicions de vida i de treball de millons d’italians (educació, sanitat, jubilacions, drets sindacals, ofensa a la Constitució, etc.) el “boss” d’Arcore, s’atreveix a lluir les seves limitacions humanes i intel·lectuals amb declaracions lesives de la dignitat femenina, que acompanyen comportaments encara mes greus, susceptibles d’infracció de les lleis italianes sobre prostitució de menors.

Com a dones i homes italians, ens sentim profunament indignats i ofesos per l’imatge de la dona que aquest discutible personatge imposa com a model a les noves generacions, privant les dones de la seva dignitat i reduint-les a simple objecte sexual; com quan va invitar les joves a l’atur a buscar matrimonis de conveniència per tal de resoldre els seus problemas laborals, esborrant d’un cop amb aquesta humillant declaració, la seva preparació i les seves capacitats.

Per això, baixem al carrer, cansats que els delits i les limitacions del cap del govern, ens condemnin una vegada més a ser el país més atrasat d’Europa, terra d’acollida dels pitjors comportaments masclistes, racistes, mafiosos, corruptes, obtusament individualistes i egoistes. Prou d’ofenses a la nostra dignitat de dones i homes lliures i honestos.

Art. 3 de la Constitució Italiana. Tots els ciutadans tenen igual dignitat social i són iguals davant de la llei, sense distinció de sexe, raça, llengua, religió, opinions polítiques, condicions personals i socials.

BERLUSCONI DEIXA’T PROCESSAR

Italia: Problemi nell’insabbiare le divergenze sull’ennesimo deplorevole scandalo

26 maggio 2010 by

[The Guardian]

Centinaia di funzionari governativi di alto livello, giudici e personaggi famosi che hanno recentemente ristrutturato casa tremano dopo essere stati indicati come presunti clienti di un costruttore sospettato di scambiare ristrutturazioni di abitazioni con grossi appalti di edilizia pubblica.

I nomi sono stati trovati dagli inquirenti su un elenco appartenente alla ditta edile di proprietà di Diego Anemone, che è stato arrestato col sospetto di aver corrotto dei funzionari per assicurarsi degli appalti, compreso quello per la struttura dove doveva svolgersi inizialmente il G8.

Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo Economico, si è dimesso di fronte alle accuse di aver ricevuto da Anemone, oltre alla ristrutturazione del suo appartamento di lusso con vista sul Colosseo, una grossa parte dei soldi necessari all’acquisto. Un alto funzionario del ministero dei trasporti ha presentato le dimissioni.

Scajola ha dichiarato di non essere al corrente di alcuna assistenza finanziaria da parte di Anemone, che nega qualsiasi ipotesi di reato. Altri sospetti beneficiari della generosità del costruttore nominati dai giornali ncluderebbero poliziotti, agenti dei servizi segreti, preti, produttori televisivi e il regista Pupi Avati, che ha dichiarato di aver pagato tutti i lavori e nega di aver dato una parte in un film al figlio di un funzionario dei lavori pubblici per ricambiare il favore.

Malgrado abbia perso un Ministro nello scandalo, il Premier Silvio Berlusconi ha evitato di rivolgere i suoi soliti attacchi ai magistrati incaricati dell’inchiesta, forse avvertendo la rabbia davanti all’ultimo caso di corruzione in Italia.

“Se ci sono uno, due, tre casi di comportamenti illegittimi saranno i magistrati ad accertarlo” ha dichiarato Berlusconi, la cui residenza ufficiale a Roma si presuma abbia beneficiato della competenza di Anemone nelle ristrutturazioni. Mentre il Ministro della giustizia Angelino Alfano si rifiuta di stabilire un parallelo tra lo scandalo di Tangentopoli che distrusse il sistema politico nei primi anni ‘90, il quotidiano La Stampa ha riferito che potrebbe emergere un’inedita lista di Anemone in cui compaiono i nomi di politici di rilievo.

Anemone, scarcerato ma ancora inquisito, è stato arrestato la prima volta a febbraio nell’ambito di un’indagine sugli appalti truccati dall’agenzia per la protezione civile. Il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, ha respinto le accuse dei magistrati secondo le quali avrebbe usufruito delle prestazioni di una prostituta pagata da Anemone, ma ha ammesso che il costruttore abbia lavorato su terreni di sua proprietà.

[Articolo originale “Italy: Trouble papering over the cracks of yet another sleaze scandal”]

Salvi: lo Statuto dei Lavoratori, 40 anni dopo

24 maggio 2010 by

Pubblichiamo l’articolo di Cesare Salvi apparso su “Liberazione” del 20 maggio 2010

L’approvazione dello Statuto dei diritti dei lavoratori fu una delle conquiste più importanti di una stagione della storia italiana segnata da un grande avanzamento della democrazia e dei diritti, all’insegna dell’attuazione della Costituzione. L’allargamento degli strumenti della partecipazione democratica, a cominciare dall’istituzione del referendum, le leggi sul divorzio e sull’interruzione della gravidanza, il nuovo diritto di famiglia, la tutela più avanzata dei diritti sociali all’istruzione (con la scuola media unificata) alla salute (con la creazione del servizio sanitario nazionale) alle pensioni (con il superamento del sistema delle mutue), caratterizzarono quella fase.

Otteneva così risultati significativi il movimento di mobilitazione di massa degli anni precedenti (l’autunno caldo, il ‘68), che reclamava insieme giustizia sociale e il superamento, nello stato come nella società, di logiche autoritarie, gerarchiche e patriarcali.

Lo Statuto dei lavoratori portò a compimento un’innovazione epocale: l’introduzione nell’ordinamento giuridico del principio che il lavoro non è una merce da scambiare “liberamente” sul mercato, ma un diritto, anzi il più fondamentale dei diritti, come aveva proclamato la Carta del ‘48. Un diritto: e per questo l’art. 18, sottraendo il licenziamento dalla logica della libertà contrattuale formalmente paritaria propria del codice civile, è rimasto per 40 anni l’emblema di tutti i diritti del mondo del lavoro.

Visto in uno scenario più ampio, lo Statuto dei lavoratori, e le altre conquiste democratiche e sociali di quella fase, furono per l’Italia il punto culminante di quella che Eric Hobsbawam ha definito “l’età dell’oro” dell’Occidente. Ma negli stessi anni inizia la controffensiva conservatrice e neoliberista. Presentata all’insegna della modernità, essa rappresenta in realtà il ritorno all’ideologia ottocentesca della società di mercato e del laissez-faire.

La tesi di fondo è che il mercato si autoregola e produce benessere per tutti, lo stato deve ritrarsi per consentire al libero gioco delle forze economiche di svolgere la propria naturale funzione, i beni comuni (dalla proprietà pubblica dei beni produttivi, ai diritti sociali, alle cose comuni a tutti) vanno ricondotti alla logica dell’appropriazione privata.
Inizia quel processo di privatizzazione e deregolazione globale che si svilupperà nei decenni successivi. Per il mondo del lavoro la parola d’ordine diventa non diritti, ma mercato del lavoro, non stabilità ma flessibilità, cioè precarietà. Il neoliberismo dominante produce un aumento mostruoso delle disuguaglianze di reddito e di potere a danno dei lavoratori. Il presidente e l’amministratore delegato della FIAT hanno oggi una retribuzione annua di oltre 5 milioni di euro ciascuno!

A partire dal 2007, il neoliberismo conduce la società globale ad una crisi profondissima. Ma non è affatto morto. La crisi viene affrontata secondo la logica del sostegno pubblico a coloro che l’hanno prodotta, finanziato da una nuova riduzione dei diritti e del reddito dei lavoratori.

E’ aperta la campagna, sui grandi giornali nazionali e internazionali, per eliminare quello che è rimasto del modello sociale europeo; anche in Italia si preparano nuove misure a danno come al solito dei lavoratori, del loro reddito, dei loro diritti.

Non è affatto un caso allora che lo Statuto dei lavoratori torni sotto attacco, a partire dalla sua norma simbolo, l’art. 18. Respinto da una grande mobilitazione popolare il tentativo di manometterlo operato dal secondo governo Berlusconi, nuovi attacchi più subdoli vengono portati con la legge sull’arbitrato e con le proposte sul cosiddetto contratto unico avanzate con determinazione da settori del P.D.. Per fortuna sembra che Pierluigi Bersani resista.

In questo quadro, i 40 anni dello Statuto dei lavoratori non sono un anniversario da celebrare, ma un richiamo alla mobilitazione e all’iniziativa politica e sociale per una risposta alla crisi che esca dai binari del neoliberismo e del monetarismo .

Ecco il grande compito della sinistra europea e italiana. Ma esiste oggi in Italia una sinistra all’altezza di questa sfida? Come diceva uno dei grandi protagonisti della storia italiana del ‘900, al pessimismo dell’intelligenza deve unirsi l’ottimismo della volontà. Questa sinistra bisogna costruirla, unendo le forze che condividono, aldilà delle sigle e delle denominazioni, la necessità di costruire, davanti alla crisi italiana (nella quale il degrado etico della vita pubblica e lo svuotamento della democrazia accentuano la gravità della situazione economica e sociale) un’alternativa, un altro progetto, un’altra idea della società, che riparta dalla centralità del lavoro e dei lavoratori.

La Federazione della Sinistra (che dobbiamo costruire a partire dal congresso fondativo, perché ancora non c’è, se non nelle intenzioni) intende concorrere a questa grande funzione storica e nazionale. Sappiamo che i problemi sono molti, al nostro interno e nel rapporto con il Paese.

Operiamo in controtendenza. Ma non ci sono altre strade per chi ancora crede negli ideali e nelle ragioni di un cambiamento profondo della società in cui viviamo. Mentre con la partecipazione diretta delle compagne e dei compagni, aperta a chi non aderisce alle forze promotrici, costruiamo la Federazione, dobbiamo fare del congresso un’occasione per ricominciare a tessere la tela del rapporto con i lavoratori, operare per una più ampia unità rivolta a tutte le forze della sinistra disponibili a battaglie comuni, creare le condizioni per la coalizione democratica che ci liberi dal governo Berlusconi-Bossi. E rendere così possibile che i prossimi anniversari dello Statuto siano scanditi all’insegna della progressiva ripresa dei diritti, del reddito, del potere del mondo del lavoro.

(Cesare Salvi)

L’Italia pensa alla galera per i giornalisti che pubblicano le intercettazioni di una indagine

24 maggio 2010 by

[El Paí s]

Carcere e multe per gli editori in caso di rivelazioni su conversazioni registrate dalla polizia. – Anche le fonti giudiziarie saranno soggetti a pene detentive. – Una legge simile avrebbe impedito in Spagna di indagare sul ‘caso Gürtel’

La Commissione Giustizia del Senato italiano, che sta votando i vari punti del decreto che formula nuove regole sulle intercettazioni telefoniche acquisite durante indagini di polizia o giudiziarie, ha appena dato il via libera a maxi multe fino a mezzo milione di euro per gli editori che ne pubblichino il contenuto prima dell’udienza preliminare. Un’altra parte del testo – che sarà approvata lunedì, quando riprenderà il dibattito in commissione – prevede pene ancora più severe per i giornalisti: fino a 20.000 euro e due mesi di carcere se pubblicano il contenuto di conversazioni registrate, e la sospensione temporanea del permesso di esercitare la professione. La multa può variare di 2.000 e 10.000 euro se quelli che vengono alla luce sono atti protetti dal segreto istruttorio. Ma la pena più grave sarà il carcere da sei mesi a un anno per coloro che pubblichino intercettazioni di cui è stata ordinata la distruzione o che risultino estranee alle indagini. Pene simili in Spagna avrebbero implicato l’arresto, per esempio, dei giornalisti de EL PAÍS che hanno indagato sul caso Gürtel.

I senatori uscendo dall’aula questa sera hanno dichiarato di aver dato il via libera al punto più controverso, ma qualche minuto fa è arrivata la smentita: il decreto Alfano (Ministro della Giustizia che ha preparato il testo) è ancora all’esame della Commissione, che al momento non è arrivata all’emendamento sui giornalisti. Nel paese transalpino il clima si inasprisce all’avvicinarsi della nuova norma. I sindacati dei giornalisti sono mobilitati da mesi. I magistrati antimafia temono di vedere pregiudicato il lavoro di anni. La comunità degli internauti lancia messaggi di indignazione e scoramento. Più di 76.000 persone hanno firmato una lettera a favore della libertà di informazione promossa da giuristi e costituzionalisti. Ciònonostante il Popolo delle Libertà, guidato dal Cavaliere, sta respingendo tutti gli emendamenti presentati dall’opposizione, che definisce il nuovo decreto “legge bavaglio”.

Già approvate le pene per le talpe e le fonti anonime dei giornalisti. Chi fa filtrare notizie in relazione ad atti o documenti su cui il giudice non abbia tolto il segreto istruttori corre rischia da uno a sei anni di carcere. Lo stesso vale ovviamente per il giornalista, che dividerà la pena con la “gola profonda” che gli ha passato l’informazione. Se il fatto che si scopre e viene reso pubblico coinvolge agenti dei servizi segreti, la pena è di sei anni.

Non si potranno neanche fare registrazioni televisive di un procedimento senza che tutte le parti siano d’accordo. Basterà che un solo imputato neghi il consenso perché le telecamere restino fuori da un processo penale, magari rilevante per l’opinione pubblica, come quelli che si celebrano per fatti di mafia.

Un altro capitolo controverso del decreto che il Senato italiano sta approvando punto su punto è il cosiddetto emendamento D’Addario, cognome della prostituta Patrizia che registrò le sue conversazioni con Silvio Berlusconi. Ricche di commenti e dettagli sui suoi incontri sessuali, le registrazioni furono pubblicate sui giornali e trasmesse da radio e televisioni, scatenando prima dell’estate una sorta di Sexgate all’italiana. Col nuovo decreto il Cavaliere si mette al riparo: nessuno tranne la giustizia potrà registrare conversazioni senza che le persone coinvolte lo sappiano e diano il loro consenso. E la pena per chi lo farà potrà raggiungere i quattro anni.

Mancano 30 emendamenti all’aprovazione. E mancano poche ore perché il Governo tiri un profondo sospiro di sollievo. Probabilmente lunedì, in serata.

[Articolo originale “Italia estudia encarcelar a los periodistas que publiquen escuchas de una investigación” di Lucia Magi]

IMPORTANTE MESSAGGIO POLITICO

20 maggio 2010 by

FEDERAZIONE DELLA SINISTRA: CESARE SALVI ELETTO NUOVO PORTAVOCE

“Creare le condizioni per una coalizione democratica”

Il Consiglio nazionale della Federazione della Sinistra ha eletto Cesare Salvi nuovo portavoce della Federazione, che riunisce Rifondazione comunista, Pdci, Socialismo2000, Lavoro e solidarietà e associazioni della sinistra. Salvi succede nel ruolo a Paolo Ferrero, secondo il criterio di rotazione deciso lo scorso dicembre dall’assemblea costituente della Federazione. 

“E’ necessario costruire un’alternativa,  un’altra idea della società, che riparta dalla centralità del lavoro e dei  lavoratori”, ha dichiarato Salvi. “La Federazione della Sinistra intende concorrere a questa grande funzione storica e nazionale. Non ci sono altre strade per chi ancora crede negli ideali e nelle ragioni di un cambiamento profondo della società. Dobbiamo operare per una più ampia unità rivolta a tutte le forze della sinistra disponibili a battaglie comuni,  dobbiamo creare le condizioni per una coalizione democratica che ci liberi dal governo Berlusconi-Bossi”.

Roma 19 maggio 2010

LO Sbarco E Confederación Sindical de Comisiones Obreras, a Barcelona

10 maggio 2010 by

La “Nave dei diritti” fará rotta verso Genova

8 maggio 2010 by

leggi articolo originale su Públic          

Lo sbarco’ ed AltraItalia sono iniziative di italiani di Barcellona per combattere la situazione del loro paese

Nel 1861 Garibaldi, l’eroe italiano per eccellenza, partì da vicino Genova con mille volontari diretti verso la Sicilia dei Borboni per liberare un Sud ancora da costruire. Il 25 giugno prossimo un migliaio di persone (per lo più italiani che vivono a Barcellona, ma anche un nutrito gruppo di catalani e di cittadini di altre nazionalità) salperanno da Barcellona diretti a Genova in un’azione simbolica, culturale, festosa, e soprattutto rivendicativa. Sarà la nave dei diritti, un’iniziativa denominata “Lo Sbarco” ideata da un gruppo di italiani che vivono a Barcellona, preoccupati di quanto sta accadendo nel loro paese.

Sarà un grido di aiuto e di solidarietà. “Il razzismo è in crescita, così come la prepotenza, l’arroganza, l’oppressione, gli affari sporchi, la cultura mafiosa… Cresce la cultura del favore, del disinteresse verso il bene comune, della competizione per i soldi, dell’interesse privato in tutti i sensi”.
La traversata sarà una festa con musica e attività di ogni genere. A Genova, gli italiani “di dentro” li riceveranno in cinque aree tematiche: lavoro, casa, istruzione, sanità e ambiente, diritti civili e cittadinanza. Centinaia di persone hanno aderito a “Lo Sbarco”. I premi Nobel Dario Fo e José Saramago, lo scrittore Antonio Tabucchi e il musicista Franco Battiato sono solo alcuni dei nomi conosciuti. Tutti sono d’accordo sul “costruire ponti e non muri” e sono decisi a non arrendersi: “Non siamo un partito politico, non siamo una fondazione, non alziamo bandiere, tanto meno bianche”.

Fuga di cuori

Simile a “Lo Sbarco” è stata creata un anno fa, sempre a Barcellona, “AltraItalia”, un’associazione con un migliaio di sostenitori a carattere più politico, per contribuire con nuove forze, idee e forme di mobilitazione al dibattito politico, sociale e culturale che si vive in Italia. L’obiettivo di “AltraItalia” è riportare l’etica al centro del linguaggio politico. Gli organizzatori considerano cha la situazione politica, sociale, culturale e morale dell’Italia sia alla base del fenomeno della fuga di cuori (oltre che di cervelli) che minaccia molti giovani italiani. L’Italia è, secondo loro, il caso patologicamente più grave di un malessere che interessa tutte le società occidentali. Di fronte al “grave deficit di democrazia” offrono uno strumento di discussione viva e di partecipazione che oggi “le organizzazioni tradizionali non forniscono”. Per “AltraItalia”, che si colloca nella tradizione della sinistra italiana, la crisi globale è un aspetto strutturale e non congiunturale del capitalismo. L’associazione si batte contro la criminalità organizzata, la violenza di genere, la cultura della paura e il patriottismo fondamentalista. Contro la gerontocrazia e la mancanza di trasparenza. Contro la privatizzazione della cultura, dell’ informazione, dell’istruzione e della sanità.

Per maggiori informazioni:
“Lo sbarco” e “AltraItalia”
www.losbarco.org
www.altraitaliabcn.org

LO SBARCO

7 maggio 2010 by

SOSTENUTO, TRA GLI ALTRI, DA :

ROBERTO SCARPINATO, LUIGI DE MAGISTRIS, HAIDI GIULIANI, ERRI DE LUCA, FRANCO BATTIATO, DON ANDREA GALLO, LELLA COSTA, MONI OVADIA, GIANNI BARBACETTO, EMILIO MOLINARI, I NO TAV, VITTORIO AGNOLETTO, PAOLO FRESU, BEPPE GRILLO, CLAUDIO CANOVA, DARIO FO,  SCIOPERO IMMIGRATI, PLINIO SAMPAIO, LAURA BALDO, SANDRO CERINO, GHERARDO COLOMBO, JOSE SARAMAGO, ASSOCIAZIONE NAGA, LAURA CURINO, IN RICORDO DELLE VITTIME DELLA MAFIA, RETE SCUOLA SENZA PERMESSO, GIANNI CANOVA, VITTORIO VIVIANI, OTTAVIA PICCOLO, ROBERTO VECCHIONI, GENEVIEVE MAKAPING STEFANO RODOTA, ROSA CAÑADELL, FRANCESCO GESUALDI, MARCO ROVELLI,  MODOU GUEYE, PIERO RICCA …

LO SBARCO

Da Barcellona parte la nave dei diritti.

Un gruppo di italiani di coraggio hanno preso l’iniziativa.  Le notizie che giungono dalla democrazia Italia sono sempre più desolanti, quel che era uno stato di diritto si va via via trasformando in paese dei favori E NESSUN PARTITO POLITICO SEMBRA CAPACE DI FERMARE QUESTA TRAGICA DERIVA.

E LA NAVE VA : IL MANIFESTO

Siamo un gruppo di italiani/e che vivono a Barcellona.

Insieme ad amici (non solo italiani) assistiamo seriamente preoccupati a ciò che avviene in Italia. Certo la crisi c’è anche qua, ma la sensazione è che la situazione nel nostro Paese sia particolare, soprattutto sul lato culturale, umano, relazionale.

Il razzismo cresce, così come l’arroganza, la prepotenza, la repressione, il malaffare, il maschilismo, la diffusa cultura mafiosa, la mancanza di risposte per il mondo del lavoro, sempre più subalterno e sempre più precario. I meriti e i talenti delle persone, soprattutto dei giovani, non sono valorizzati. Cresce la cultura del favore, del disinteresse per il bene comune, della corsa al denaro, del privato in tutti i sensi.

In Spagna,  negli ultimi mesi, sono usciti molti articoli raccontando quello che avviene in Italia, a volte in toni scandalistici, più spesso in toni perplessi, preoccupati, sconcertati.

Si è parlato dei campi Rom bruciati, dei provvedimenti di chiusura agli immigrati, delle aggressioni, dell’aumento dei gruppi neofascisti, delle ronde, dell’esercito nelle strade, della chiusura degli spazi di libertà e di democrazia, delle leggi ad personam.

Dall’estero abbiamo il vantaggio di non essere quotidianamente bombardati da un’informazione (??) volgare e martellante, da logiche di comunicazione davvero malsane.

E allora: che fare? Prima di tutto capire meglio, confrontarci, quindi provare a reagire. Siamo convinti che ci siano migliaia di esperienze di resistenza, di salvaguardia del territorio, di difesa dei diritti, della salute, di servizi pubblici di qualità. E che vadano sostenute.

Al termine di un percorso che abbiamo appena iniziato, vogliamo quindi organizzare una nave che parta da Barcellona il 25 giugno 2010 e arrivi a Genova.

Sarà la nave dei diritti, che ricorderà la nostra Costituzione e la sua origine, laica e pluralista, la centralità della libertà e della democrazia vera, partecipata, trasparente: dai luoghi di lavoro alle scuole, ai quartieri, ai servizi, al territorio. Ricorderà che il pianeta che abbiamo è uno, è questo, questo è il nostro mare, di tutti i popoli. Che chiunque ha diritto di esistere, spostarsi, viaggiare, migrare, come ha diritto che la sua terra non sia sfruttata, depredata. Ricorderà che le menzogne immobilizzano, mentre la verità è rivoluzionaria.

Ricorderà che cultura e arte sono i punti più alti del genere umano, sono fonte di gioia e piacere per chi li produce e per chi ne beneficia, non sono fatte per il mercato.

Ricorderà che esistere può voler dire resistere, difendere la propria e l’altrui dignità, conservare la lucidità, il senso critico e la capacità di giudizio.

Creiamo ponti, non muri.

È un grido di aiuto e solidarietà, che vogliamo unisca chi sta assistendo da fuori a un imbarbarimento pericoloso a coloro che già stanno resistendo e non devono essere lasciati/e soli/e.

Non siamo un partito, non siamo una fondazione, non sventoliamo bandiere, tanto meno bianche. Siamo piuttosto un movimento di cittadini/e che non gode di alcun finanziamento.

Potete contattarci fin da subito all’indirizzo e-mail: contatto@losbarco.org

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Campagna referendaria : l’acqua non si vende

7 maggio 2010 by


Primi due quesiti

Terzo quesito

Perché l’acqua è un bene comune e un diritto umano universale.

Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, costituito da centinaia di comitati territoriali che si oppongono alla privatizzazione, insieme a numerose realtà sociali e culturali ha deciso di promuovere 3 quesiti referendari, depositati presso la Corte di Cassazione di Roma mercoledì 31 marzo 2010. Sosterranno tale iniziativa anche diverse forze politiche.

A partire dal sabato 24 aprile inizieremo la raccolta delle firme, in tre mesi dovremo arrivare almeno a quota 500.000 per poter richiedere i referendum. I banchetti per la raccolta delle firme saranno allestiti su tutto il territorio nazionale.

I tre quesiti vogliono abrogare la vergognosa legge approvata dall’attuale governo lnel novembre 2009 e le norme approvate da altri governi in passato che andavano nella stessa direzione, quella di considerare l’acqua una merce e la sua gestione finalizzata a produrre profitti.

Dal punto di vista normativo, l’approvazione dei tre quesiti rimanderà, per l’affidamento del servizio idrico integrato, al vigente art. 114 del Decreto Legislativo n. 267/2000.

Tale articolo prevede il ricorso alle aziende speciali o, in ogni caso, ad enti di diritto pubblico che qualificano il servizio idrico come strutturalmente e funzionalmente “privo di rilevanza economica”, servizio di interesse generale e privo di profitti nella sua erogazione.

Verrebbero poste le premesse migliori per l’approvazione della legge d’iniziativa popolare, già consegnata al Parlamento nel 2007 dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, corredata da oltre 400.000 firme di cittadini. E si riaprirebbe sui territori la discussione e il confronto sulla rifondazione di un nuovo modello di pubblico, che può definirsi tale solo se costruito sulla democrazia partecipativa, il controllo democratico e la partecipazione diretta dei lavoratori, dei cittadini e delle comunità locali.

Vogliamo togliere l’acqua dal mercato e i profitti dall’acqua.

Vogliamo restituire questo bene comune alla gestione condivisa dei territori.

Per garantirne l’accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene collettivo.

Per conservarlo per le future generazioni.