Archive for the ‘Raccontare’ Category

Poetiche di resistenza e sogni di libertà

17 ottobre 2009

Concierto_homenaje_victimas_represion_franquista

Palazzo Sant Jordi ha accolto ieri notte il concerto omaggio Poetiche della resistenza, sogni di libertà, dedicato alle vittime della repressione franchista. L’atto organizzato dal Governo Catalano attraverso il Memoriale Democratico, ha potuto contare su Joan Manuel Serrat e Quico Pi de la Serra come artisti di spicco, oltre a L’Orfeo Catalano (Istituzione e scuola corale di riferimento per la cultura musicale catalana)

 

Quando ha attuato questa formazione, spontaneamente il pubblico si è alzato in piedi ed ha iniziato a cantare . E`stato emozionante vedere il direttore del coro, giunto il momento del Canto dei Falciatori, dirigere le circa 4800 persone che hanno assistito all’omaggio .

 

Oggi (15 ottobre 2009) il Governo Catalano celebrerà una riunione straordinaria nella quale chiederà formalmente l’annullamento del giudizio che ha condannato a morte il Presidente della Generalitat Luís Companys ; per farlo, si avvarrà nella nuova legge di memoria storica. Legge 52/2007 per la quale si riconoscono e si ampliano i diritti e si stabiliscono misure in favore di chi ha sofferto persecuzioni o violenza durante la guerra civile spagnola(1936-39) e la dittatura franchista (1939-1975).

Mario Benedetti

21 maggio 2009

Su raccontare un omaggio ad un grande poeta e compagno, Mario Benedetti.

 

Non Salvarti

Non restare immobile

ai bordi del cammino

non congelare il giubilo

non volere con indifferenza

non salvarti ora

né mai

               non salvarti

non riempirti di calma

 

non riservarti del mondo

solo un cantuccio tranquillo

non lasciare cadere le palpebre

pesanti come giudizi

 

non restare senza labbra

non dormire senza sonno

non pensarti senza sangue

non giudicarti senza tempo

 

ma se

             nonostante tutto

non puoi evitarlo

e congeli il giubilo

e vuoi con indifferenza

e ti salvi ora

e ti riempi di calma

e ti riservi del mondo

solo un cantuccio tranquillo

e lasci cadere le palpebre

pesanti come giudizi

e inaridisci senza labbra

e dormi senza sonno

e ti pensi senza sangue

e ti giudichi senza tempo

e resti immobile

ai bordi del cammino

e  salvi te stesso

                   allora

non restare con me.

 

 

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RACCONTARE

14 maggio 2009

Sara

 

 

 

Il racconto, la narrazione, come qualsiasi altra espressione artistica , possiede la capacità di disvelare :

una verità, spesso nascosta nel reale, mascherata dai rigidi tratti delle convivenza sociale.

Una forza che muove attraverso il sentire, sempre ed indipendentemente.

Cerco altre forme di comunicazione che sappiano aprire un dialogo e dare una reale rappresentazione  dello spazio e del tempo in cui viviamo.

Narrare la propria soggettivita’, attraverso le forme che il sentire personale di ciascuno custodisce e rivela, apre con naturalezza al principio dialogico (inteso come possibilita’ di confronto con l’altro). In questa dimensione di spazio aperto, c’e’ comunicazone ed ascolto. La soggettivita’ si “confessa” o confessa qualcosa a qualcuno, o racconta la storia di questo qualcuno. E’ una necessita’ e una esigenza, per l’essere umano, potersi esprimere.

La pratica che propongo e’ il dinamico processo di porsi in gioco raccontando, osservando, ascoltando. Non ci sono scopi precisi in questa azione, ma la sostanziale necessita’ che caratterizza il nostro essere, il quale come scrive K. Blixen:

“postula sempre come necessario l’altro” (Il racconto del cardinale). Cos¡ mi racconto e vi racconto, sperando di potervi Ascoltare.

Raccontare

14 maggio 2009

Enza Miglietta

Ho comprato stivali di cuoio nero, stile militare, quando già da  tempo vivevo nel Nord Italia.
Abbandonata la mia terra, incrocio di tre mari. Pianura brulla, poche case sparse, paesini lasciati a un tempo che scorre fermo, quieto senza mete. Madre, sposa, figlia, sono molte condizioni, con molto peso nel Sud Italia.

Uno, due, tre, passo ! Cammina, cammina, cammina!

Ho lasciato la mia casa, mio marito, i miei amici, per venire a vivere al Nord, alla ricerca della mia libertà. I miei figli, ormai adulti, sono emigrati con me. Io sono atterrata, come cameriera, in piccolo paese ai piedi delle Alpi, sulla riva del Lago di Garda. Mio figlio, come operaio, nella valle del Po. Mia figlia, come stalliere, in una grande villa di ricchi signori di Bologna.

Uno, due, tre, passo ! Cammina, cammina, cammina!

Ho comprato stivali di cuoio nero, stile militare, quando ho iniziato a vendere i miei quadri nella piccola piazza di Malcesine. L’inverno freddo, senza la mia terra, senza buona gente, sola. La montagna, il lago vacillano nel mio volo. Io, emigrata, dondolante come su di una barca soggetta alle onde del mare, che non è il mio mare.
Ho comprato stivali di cuoio nero, stile militare, per piantarmi in terra straniera.

Uno, due, tre, passo ! Cammina, cammina, cammina!

I miei Rossi, i miei Gialli, i miei blues coperti da un bianco neutro: sui passi la polvere. Ora, il mio cammino si fa silenzioso e  ricordo M.Rothko (“per noi l’arte è un’avventura un mondo sconosciuto, che può essere esplorato solo da chi è disposto a correre dei rischi”), regalo i miei stivali di cuoio nero stile militare a una amica.

Sara
Uno, due, tre, passo ! Cammina, cammina, cammina!