Archive for dicembre 2009

FdS Primo Consiglio Nazionale: referendum abrogativo legge 30, no alla privatizzazione delle acque

17 dicembre 2009

Sarà una grande campagna refendaria su alcuni elementi-chiave (battaglia per la pubblicizzazione dell’acqua, richiesta di abrogazione della legge 30, no al nucleare) a dare il via, da gennaio, alle battaglie sociali della neonata Federazione della Sinistra, patto federativo che ad oggi comprende Prc-Se, Pdci, Socialismo 2000 e Lavoro e solidarietà ma che vuole aprirsi il più possibile a tutte le istanze sociali, sindacali e associative che oggi compongono l’area della sinistra alternativa del nostro Paese.

Lotta alla precarietà, dunque, attraverso la richiesta di abolizione della legge 30 e delle leggi ad essa collegata per restituire un futuro di lavoro stabile e sicuro alle nuove generazioni, lotta al programma di re-introduzione delle centrali nucleari che vuole impiantare in diverse regioni italiane il governo Berlusconi e lotta per la difesa dell’acqua ma anche della sanità e del welfare pubblico contro i tentativi di imporre una loro gestione privatistica.

Questi i punti-chiave della campagna politica e sociale della Federazione della Sinistra che, a partire da gennaio, raccoglierà le firme su questi tre fronti per dei referendum popolari.

La Federazione della Sinistra lancia anche un’appello a tutte le forze politiche e sociali presenti nel nostro Paese per unire le forze, in vista delle prossime elezioni Regionali, e per ricostruire, tramite un
processo aggregativo, una sinistra d’alternativa unitaria sulla quale possano convergere i voti e le aspettative di tutta la sinistra diffusa italiana.

Queste, in sintesi, le decisioni prese oggi dal primo Consiglio nazionale della neonata Federazione della Sinistra (Prc, Pdci, Socialismo 2000 e Lavoro e solidarietà).

Il Consiglio nazionale della Federazione è composto da 70 membri ed ha anche eletto un coordinamento ristretto di 7 persone (così composto: Paolo Ferrero, Claudio Grassi, Rosa Rinaldi per il Prc, Alessandro Pignatiello e
Orazio Licandro per il Pdci, Cesare Salvi per Socialismo 200 e Gianpaolo Patta per Lavoro e solidarietà) e un portavoce nazionale, che per i primi tre mesi sarà il segretario del Prc Paolo Ferrero.

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La rivoluzione viola

8 dicembre 2009

Sabato sono riusciti a riempire le piazze, riunire cuori speranze lotte, per salvare la nostra Democrazia ! Hanno lanciato l’ appello con il mezzo di comunicazione più economico e libero che ci sia. Il popolo, che da anni sopportava l’insopportabile, ha risposto.

Quel poderoso e intricato meccanismo di oppressione, che pareva non offrirci alcuna alternativa,  con un” clik” si è aperto, e ci ha fatto sapere che possiamo uscire, finalmete possiamo uscire.

Ma non si sono fermati , il secondo giorno compiono  il passo più rivoluzionario, capace di aprire una porta  blindata da anni. Da vent’anni.

Il lettore, lo spettatore, che riceve passivo inerte tutto quel che gli piove addosso dalla televisione e dai giornali, indignato pretende il ripetto dei prorpi diritti:

Migliaia di cittadini vogliono querelare per diffamazione Il Giornale

Migliaia di cittadini vogliono querelare per diffamazione Il Giornale

Migliaia di cittadini vogliono querelare per diffamazione Il Giornale

È RIVOLUZIONE

GRAZIE  RAGAZZI !!!


P.s Questo scritto non vuole essere un’analisi degli avvenimenti di questi giorni. Ci sarà tempo per studiare il fenomeno, sicuramente non è nato in un momento. Consapevole che tante  forze, tante volontà, tante lotte lo hanno reso possibile, gioisco del trionfo e racconto la storia di questi giorni così come mi piacerà leggerla nel prossimo futuro.

No Berlusconi-Day Barcelona.

7 dicembre 2009

Migliaia di cittadini Italiani sono scesi nelle piazze di tutto il mondo per chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi. 

A Barcellona è stato un evento straordinario.

(CLICCA SULLA FOTO PER VEDERE IL VIDEO)

2ooo cittadini italiani riuniti nel centro della città per festeggiare la ritrovata lotta comune, per chiedere  il rispetto dei fondamentali principi democratici del nostro paese.

In solo 4 ore  sono state raccolte 900 firme per l’appello di Roberto Saviano.

GRAZIE COMPAGNI E FRATELLI DI ALTRA ITALIA

5 DICEMBRE 2009 UNA GIORNATA MEMORABILE

7 dicembre 2009



Il popolo è sceso in piazza a Roma e in tutto il mondo per chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi .

In Italia è scoppiata “la bomba atomica Spatuzza”, c’è chi auspica che il Governo possa reggere il colpo altrimenti a cadere sarà l’intero sistema.

L’intero sistema contro il quale sabato più di un miglione di cittadini italiani ha manifestato. Dal palco e della piazza  “Resistenza , Resistenza, Resistenza!!”

Nello stesso giorno si è costituita la Federazione della Sinistra, forza politica che DEVE dare voce a questo movimento di ribelione per la legalità e la democrazia nel nostro paese, DEVE occuparsi di temi fondamentali quali il diritto al lavoro ed a una vita degna, DEVE garantire libera informazione, DEVE impegnarsi per la salvaguardia  dei diritti delle donne e dei diritti civili, soprattutto DEVE lottare per liberarare il nostro paese da quei pochi poteri forti ed egemoni che lo tengono soggiogato.

Stiamo vivendo un momento nevralgico della storia italiana, ciò che sarà del nostro paese dipende anche da noi. Oggi siamo storia !

IL MOMENTO DI DIRE ADDIO

7 dicembre 2009

  Tratto  da Italia dall’Estero

La carriera politica di Silvio Berlusconi è in bilico. Dovrebbe andarsene.

Persino per i suoi standard, questa è stata una brutta settimana per Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio italiano. Il tribunale ha chiesto una fideiussione per il pagamento di una multa enorme che pesa sulla sua società Fininvest, per l’acquisizione nel 2000 della Mondadori, la casa editrice più grande d’Italia. Sua moglie, Veronica, cerca di ottenere un lauto assegno di divorzio. Il processo in cui è accusato di aver corrotto un avvocato inglese, David Mills, è ripartito dopo che la sua immunità è stata annullata. Sono emerse nuove accuse che testimonierebbero alcuni suoi precedenti rapporti con la mafia. Questo fine settimana è stata organizzata a Roma una manifestazione di protesta intitolata “No Berlusconi Day”. Berlusconi ha fatto della sopravvivenza politica un’arte, ma anche lui ora sembra essere in difficoltà.

Il punto di vista di “The Economist” su Berlusconi è rimasto invariato. Abbiamo criticato la sua entrata in politica nel 1993-94. Nel 2001 abbiamo detto che era inadatto a governare l’Italia. Nel 2006 abbiamo consigliato gli elettori italiani di dire “Basta!” al suo governo. Li abbiamo esortati a sostenere l’avversario di centro-sinistra nel marzo 2008. Eppure siamo stati cauti nell’unirci al coro di estesi e pruriginosi articoli su una sconcertante serie di scandali sessuali che quest’anno ha travolto il 73enne Presidente italiano. Preferiamo giudicarlo su due questioni più sostanziali: il conflitto di interesse tra la sua attività economica e politica, e i risultati prodotti dal suo governo.

Gli eventi di questa settimana hanno gettato una luce oscura sulla prima di queste due questioni. La riesumazione di vari casi giudiziari che coinvolgono direttamente lui o dei suoi collaboratori, oltre a una serie di altre attività economiche e questioni giudiziarie, distraggono lui e il suo governo da altre responsabilità. Il danno è evidente. Con la crisi finanziaria e la recessione, l’attenzione si è spostata dalle difficoltà economiche dell’Italia alla situazione in cui si trovano paesi come la Grecia. Eppure, sebbene l’ammirevole piccola imprenditoria del nord sia fiorente, l’intero paese è ancora molto indietro. Quest’anno al terzo trimestre il PIL ha avuto il calo maggiore della media dell’euro-zona, e si prevede una caduta di quasi il 5% nel 2009, un calo sostanziale come in ogni altro grosso paese dell’Europa occidentale.

Il governo Berlusconi è stato incredibilmente tardivo nel reagire a questa situazione. Per molto tempo il Presidente ha negato che l’Italia sarebbe entrata in recessione. Ha usato la grave situazione finanziaria come pretesto per giustificare incentivi fiscali italiani molto inferiori rispetto ad altri grandi paesi. A differenza di alcuni coraggiosi capi politici, ha anche trascurato di promuovere il tipo di riforme economiche necessarie per ripristinare la competitività del paese, che si è fortemente deteriorata nei confronti della Germania. L’Italia resta troppo regolamentata e si piazza molto male nelle classifiche internazionali su temi come la facilità di avviare un’impresa, la diffusione della corruzione, la quota d’investimenti nella ricerca e la qualità dell’istruzione.

Nel suo terzo governo Berlusconi ha perseguito una politica estera eccentrica, non allineata a quella degli altri paesi occidentali alleati dell’Italia. Ha stretto legami con la Russia di Vladimir Putin e con la Libia di Muammar Gheddafi con l’intento di perseguire gli interessi energetici italiani (questa settimana è stato in Bielorussia, dove si è intrattenuto con un altro dittatore, Alyaksandr Lukashenko). Sotto la presidenza di Berlusconi l’Italia continua a giocare un ruolo di secondo piano nell’Unione Europea e nel resto del mondo.

Vai, vai, Silvio!

Anche grazie alla sue macchinazioni, non vi è un naturale successore che possa prenderne il posto, se Berlusconi abbandona la politica. Alcuni suoi sostenitori dicono che è meglio restare con lui, perché l’alternativa sarebbe il caos. Eppure l’Italia ha altri potenziali capi: Gianfranco Fini, nel suo stesso partito, che complotta apertamente per spodestare Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, al centro, che si è tenuto fuori dal terzo governo Berlusconi, ma anche il nuovo capo di centro-sinistra, Pierluigi Bersani, che ha spinto in direzione delle riforme durante il governo di Romano Prodi.

Uno di questi verrebbe sicuramente fuori, se solo Berlusconi decidesse di andarsene. Chiunque sia potrebbe anche completare la trasformazione del paese, che Berlusconi ha bloccato quando negli anni ‘90 è entrato in politica. L’Italia starebbe meglio se ora il cavaliere galoppasse fuori dalla scena.

Articolo originale “Time to say addio”