Archive for the ‘dall'Italia’ Category

Salvi: lo Statuto dei Lavoratori, 40 anni dopo

24 maggio 2010

Pubblichiamo l’articolo di Cesare Salvi apparso su “Liberazione” del 20 maggio 2010

L’approvazione dello Statuto dei diritti dei lavoratori fu una delle conquiste più importanti di una stagione della storia italiana segnata da un grande avanzamento della democrazia e dei diritti, all’insegna dell’attuazione della Costituzione. L’allargamento degli strumenti della partecipazione democratica, a cominciare dall’istituzione del referendum, le leggi sul divorzio e sull’interruzione della gravidanza, il nuovo diritto di famiglia, la tutela più avanzata dei diritti sociali all’istruzione (con la scuola media unificata) alla salute (con la creazione del servizio sanitario nazionale) alle pensioni (con il superamento del sistema delle mutue), caratterizzarono quella fase.

Otteneva così risultati significativi il movimento di mobilitazione di massa degli anni precedenti (l’autunno caldo, il ‘68), che reclamava insieme giustizia sociale e il superamento, nello stato come nella società, di logiche autoritarie, gerarchiche e patriarcali.

Lo Statuto dei lavoratori portò a compimento un’innovazione epocale: l’introduzione nell’ordinamento giuridico del principio che il lavoro non è una merce da scambiare “liberamente” sul mercato, ma un diritto, anzi il più fondamentale dei diritti, come aveva proclamato la Carta del ‘48. Un diritto: e per questo l’art. 18, sottraendo il licenziamento dalla logica della libertà contrattuale formalmente paritaria propria del codice civile, è rimasto per 40 anni l’emblema di tutti i diritti del mondo del lavoro.

Visto in uno scenario più ampio, lo Statuto dei lavoratori, e le altre conquiste democratiche e sociali di quella fase, furono per l’Italia il punto culminante di quella che Eric Hobsbawam ha definito “l’età dell’oro” dell’Occidente. Ma negli stessi anni inizia la controffensiva conservatrice e neoliberista. Presentata all’insegna della modernità, essa rappresenta in realtà il ritorno all’ideologia ottocentesca della società di mercato e del laissez-faire.

La tesi di fondo è che il mercato si autoregola e produce benessere per tutti, lo stato deve ritrarsi per consentire al libero gioco delle forze economiche di svolgere la propria naturale funzione, i beni comuni (dalla proprietà pubblica dei beni produttivi, ai diritti sociali, alle cose comuni a tutti) vanno ricondotti alla logica dell’appropriazione privata.
Inizia quel processo di privatizzazione e deregolazione globale che si svilupperà nei decenni successivi. Per il mondo del lavoro la parola d’ordine diventa non diritti, ma mercato del lavoro, non stabilità ma flessibilità, cioè precarietà. Il neoliberismo dominante produce un aumento mostruoso delle disuguaglianze di reddito e di potere a danno dei lavoratori. Il presidente e l’amministratore delegato della FIAT hanno oggi una retribuzione annua di oltre 5 milioni di euro ciascuno!

A partire dal 2007, il neoliberismo conduce la società globale ad una crisi profondissima. Ma non è affatto morto. La crisi viene affrontata secondo la logica del sostegno pubblico a coloro che l’hanno prodotta, finanziato da una nuova riduzione dei diritti e del reddito dei lavoratori.

E’ aperta la campagna, sui grandi giornali nazionali e internazionali, per eliminare quello che è rimasto del modello sociale europeo; anche in Italia si preparano nuove misure a danno come al solito dei lavoratori, del loro reddito, dei loro diritti.

Non è affatto un caso allora che lo Statuto dei lavoratori torni sotto attacco, a partire dalla sua norma simbolo, l’art. 18. Respinto da una grande mobilitazione popolare il tentativo di manometterlo operato dal secondo governo Berlusconi, nuovi attacchi più subdoli vengono portati con la legge sull’arbitrato e con le proposte sul cosiddetto contratto unico avanzate con determinazione da settori del P.D.. Per fortuna sembra che Pierluigi Bersani resista.

In questo quadro, i 40 anni dello Statuto dei lavoratori non sono un anniversario da celebrare, ma un richiamo alla mobilitazione e all’iniziativa politica e sociale per una risposta alla crisi che esca dai binari del neoliberismo e del monetarismo .

Ecco il grande compito della sinistra europea e italiana. Ma esiste oggi in Italia una sinistra all’altezza di questa sfida? Come diceva uno dei grandi protagonisti della storia italiana del ‘900, al pessimismo dell’intelligenza deve unirsi l’ottimismo della volontà. Questa sinistra bisogna costruirla, unendo le forze che condividono, aldilà delle sigle e delle denominazioni, la necessità di costruire, davanti alla crisi italiana (nella quale il degrado etico della vita pubblica e lo svuotamento della democrazia accentuano la gravità della situazione economica e sociale) un’alternativa, un altro progetto, un’altra idea della società, che riparta dalla centralità del lavoro e dei lavoratori.

La Federazione della Sinistra (che dobbiamo costruire a partire dal congresso fondativo, perché ancora non c’è, se non nelle intenzioni) intende concorrere a questa grande funzione storica e nazionale. Sappiamo che i problemi sono molti, al nostro interno e nel rapporto con il Paese.

Operiamo in controtendenza. Ma non ci sono altre strade per chi ancora crede negli ideali e nelle ragioni di un cambiamento profondo della società in cui viviamo. Mentre con la partecipazione diretta delle compagne e dei compagni, aperta a chi non aderisce alle forze promotrici, costruiamo la Federazione, dobbiamo fare del congresso un’occasione per ricominciare a tessere la tela del rapporto con i lavoratori, operare per una più ampia unità rivolta a tutte le forze della sinistra disponibili a battaglie comuni, creare le condizioni per la coalizione democratica che ci liberi dal governo Berlusconi-Bossi. E rendere così possibile che i prossimi anniversari dello Statuto siano scanditi all’insegna della progressiva ripresa dei diritti, del reddito, del potere del mondo del lavoro.

(Cesare Salvi)

Annunci

IMPORTANTE MESSAGGIO POLITICO

20 maggio 2010

FEDERAZIONE DELLA SINISTRA: CESARE SALVI ELETTO NUOVO PORTAVOCE

“Creare le condizioni per una coalizione democratica”

Il Consiglio nazionale della Federazione della Sinistra ha eletto Cesare Salvi nuovo portavoce della Federazione, che riunisce Rifondazione comunista, Pdci, Socialismo2000, Lavoro e solidarietà e associazioni della sinistra. Salvi succede nel ruolo a Paolo Ferrero, secondo il criterio di rotazione deciso lo scorso dicembre dall’assemblea costituente della Federazione. 

“E’ necessario costruire un’alternativa,  un’altra idea della società, che riparta dalla centralità del lavoro e dei  lavoratori”, ha dichiarato Salvi. “La Federazione della Sinistra intende concorrere a questa grande funzione storica e nazionale. Non ci sono altre strade per chi ancora crede negli ideali e nelle ragioni di un cambiamento profondo della società. Dobbiamo operare per una più ampia unità rivolta a tutte le forze della sinistra disponibili a battaglie comuni,  dobbiamo creare le condizioni per una coalizione democratica che ci liberi dal governo Berlusconi-Bossi”.

Roma 19 maggio 2010

“La questione morale, cancro che erode la democrazia”

24 marzo 2010

Pubblichiamo una sintesi dell’intervento che Cesare Salvi, presidente di Socialismo 2000, ha fatto nel corso dell’iniziativa “Per una nuova etica pubblica, contro il degrado Lombardo” organizzato mercoledì  17 marzo 2010 dalla Federazione della Sinistra di Milano, presso la sala Guicciardini.

Enrico Berlinguer aveva compreso che la questione morale è un cancro che erode la democrazia, non solo un problema di codice penale. Negli anni ‘80 la questione morale riguardava soprattutto i partiti nazionali; oggi il fenomeno si è diffuso e gli ultimi casi (purtroppo non c’è che l’imbarazzo della scelta) dimostrano che la corruzione riguarda a livello centrale prevalentemente l’alta burocrazia, a livello locale, nelle regioni e nelle città, investe direttamente amministratori, presidenti di regione, sindaci ed assessori. La regione principale risiede nei guasti profondi determinati dalle riforme istituzionali e amministrative introdotto nel periodo della seconda repubblica. Queste riforme sono state condotte all’insegna di una ideologia caratterizzata dal neoliberismo, con il connesso rifiuto delle regole, dal presidenzialismo, per il quale il potere si deve concentrare a tutti i livelli nell’”eletto dal popolo” (riducendo al minimo il ruolo delle assemblee e prevedendo parallelamente spoil system, incarichi, consulenze e creazioni di società miste), in un malinteso federalismo, che ha eliminato ogni genere di controllo. Il risultato è che oggi l’unica forma di controllo è quella affidata al processo penale. Ciò determina un corrompimento della politica: per usare la formula di Max Weber, prevalgono quelli che vivono di politica su quelli che vivono per la politica.
Il processo di smantellamento dei partiti tradizionali, delle loro storie e identità ha concorso a sradicare la politica dalla sua funzione alta, facendo prevalere la ricerca del potere ad ogni costo. L’impegno sulla questione morale è pertanto elemento centrale in una più vasta battaglia per il rinnovamento della politica e per riforme democratiche basate sulla trasparenza, sulla partecipazione dei cittadini, sul controllo da parte delle assemblee, su leggi elettorali che consentano il pluralismo della rappresentanza e valorizzino le identità politiche e ideali.
Purtroppo il fenomeno non riguarda solo il centrodestra; a maggior ragione, la Federazione della Sinistra deve caratterizzare su questo tema un impegno autonomo e forte.
Cesare Salvi

Altri articoli e notizie su    Socialismo 2000  

La rivoluzione viola

8 dicembre 2009

Sabato sono riusciti a riempire le piazze, riunire cuori speranze lotte, per salvare la nostra Democrazia ! Hanno lanciato l’ appello con il mezzo di comunicazione più economico e libero che ci sia. Il popolo, che da anni sopportava l’insopportabile, ha risposto.

Quel poderoso e intricato meccanismo di oppressione, che pareva non offrirci alcuna alternativa,  con un” clik” si è aperto, e ci ha fatto sapere che possiamo uscire, finalmete possiamo uscire.

Ma non si sono fermati , il secondo giorno compiono  il passo più rivoluzionario, capace di aprire una porta  blindata da anni. Da vent’anni.

Il lettore, lo spettatore, che riceve passivo inerte tutto quel che gli piove addosso dalla televisione e dai giornali, indignato pretende il ripetto dei prorpi diritti:

Migliaia di cittadini vogliono querelare per diffamazione Il Giornale

Migliaia di cittadini vogliono querelare per diffamazione Il Giornale

Migliaia di cittadini vogliono querelare per diffamazione Il Giornale

È RIVOLUZIONE

GRAZIE  RAGAZZI !!!


P.s Questo scritto non vuole essere un’analisi degli avvenimenti di questi giorni. Ci sarà tempo per studiare il fenomeno, sicuramente non è nato in un momento. Consapevole che tante  forze, tante volontà, tante lotte lo hanno reso possibile, gioisco del trionfo e racconto la storia di questi giorni così come mi piacerà leggerla nel prossimo futuro.

5 DICEMBRE 2009 UNA GIORNATA MEMORABILE

7 dicembre 2009



Il popolo è sceso in piazza a Roma e in tutto il mondo per chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi .

In Italia è scoppiata “la bomba atomica Spatuzza”, c’è chi auspica che il Governo possa reggere il colpo altrimenti a cadere sarà l’intero sistema.

L’intero sistema contro il quale sabato più di un miglione di cittadini italiani ha manifestato. Dal palco e della piazza  “Resistenza , Resistenza, Resistenza!!”

Nello stesso giorno si è costituita la Federazione della Sinistra, forza politica che DEVE dare voce a questo movimento di ribelione per la legalità e la democrazia nel nostro paese, DEVE occuparsi di temi fondamentali quali il diritto al lavoro ed a una vita degna, DEVE garantire libera informazione, DEVE impegnarsi per la salvaguardia  dei diritti delle donne e dei diritti civili, soprattutto DEVE lottare per liberarare il nostro paese da quei pochi poteri forti ed egemoni che lo tengono soggiogato.

Stiamo vivendo un momento nevralgico della storia italiana, ciò che sarà del nostro paese dipende anche da noi. Oggi siamo storia !

In nome della giustizia, del diritto, della democrazia.

18 novembre 2009

tratto da Repubblica 

….Ora il disegno di legge potrà essere corretto e limato ma – statene certi – non potrà mai lasciare per strada la corruzione propria e impropria perché Silvio Berlusconi, imputato di corruzione in atti giudiziari e con il corrotto già condannato in appello (David Mills), ha bisogno di quel “salvacondotto” per levarsi dai guai. Un primo risultato si può allora scolpire nella pietra: l’Italia è il solo Paese dell’Occidente che considera la corruzione un reato non grave e dunque, se le parole e le intenzioni hanno un senso, una pratica penalmente lieve, socialmente risibile, economicamente tranquilla. Nessuno pare chiedersi se ce lo possiamo permettere; quali ne saranno i frutti; quali i costi economici e immateriali; quale il futuro di un Paese dove “corrotto” e “corruttore” sono considerati attori sociali infinitamente meno pericolosi di “scippatore”, “immigrato clandestino”, “automobilista distratto”, e la corruzione così inoffensiva da meritare una definitiva depenalizzazione o una permanente amnistia. 

È stupefacente questo silenzio perché ognuno di noi paga ancora oggi e pagherà domani, con l’ipoteca sul futuro di figli e nipoti, il prezzo della corruzione del passato, quasi sette punti di prodotto interno lordo ogni anno, 25mila euro di debito per ciascun cittadino della Repubblica, neonati inclusi. Settanta miliardi di euro di interessi passivi, sottratti ogni anno alle infrastrutture, al welfare, alla formazione, alla ricerca…

Appello per il ritiro della legge sul processo breve:  

 FIRMA CON SAVIANO 

Contratti atipici e disoccupazione: come leggere le cifre ufficiali

1 giugno 2009

La Spagna è allarmata per le drammatiche cifre della disoccupazione, che in aprile 2009 ha raggiunto il 17,3%, pari a 4 milioni di persone. Si teme che possa raggiungere il 20%. Per questo gli spagnoli “invidiano” le cifre italiane, dove la disoccupazione attualmente si attesta sull’8,5% della forza lavoro (disoccupati e lavoratori in cassa integrazione), secondo le Considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi (dal Corriere della Sera del 29/5/2009). Bisogna però anche aggiungere che nel 2008 il tasso di disoccupazione era del 6,7% (fonte ISTAT, ripresa da Il Sole24Ore del 20/3/2009), mentre nel 2007 era del 6,1%. Ciò significa che nel 2008 si è interrotta la diminuzione del numero dei disoccupati, che era proseguita ininterrottamente dal 1999.

Cerchiamo di capire se la situazione italiana è davvero “invidiabile” rispetto a quella spagnola, o se piuttosto non sia dovuta a una configurazione estremamente complessa ed eterogenea del mercato del lavoro nel nostro paese, nel quale gli effetti della crisi non sono ancora apparsi in tutta la loro gravità.

Breve opinione di un addetto ai lavori sul sistema dei contratti di lavoro italiani

di Sandro Nanetti (ex direttore del personale del Gruppo La Perla di Bologna)

Anni fa la figura contrattuale dominante nel mondo del lavoro in Italia era il dipendente con contratto di lavoro a tempo indeterminato e con tutele fortissime (assicurate dallo Statuto dei Lavoratori) per chi si trovasse  in realtà aziendali con più di 15 dipendenti.
Oggi tutto questo è cambiato.
Il lavoro dipendente a tempo indeterminato sta divenendo progressivamente minoritario, a fronte di un’amplissima gamma di diverse figure di lavoro atipico o parasubordinato introdotte dalla legislazione.
Una riflessione: il più significativo passaggio dalla rigidità alla flessibilità fu l’introduzione in Italia del lavoro interinale.
Il governo presieduto dal diessino D’Alema  promosse il lavoro in affitto e fece cadere il muro del contratto di lavoro “protetto”.
A quei tempi l’economia era in crescita e si pensava che i “lacci e lacciuoli” di un sistema ingessato frenassero l’ “animal spirit” del capitalismo rampante.
L’economia “tirava”: più possibilità di occupazione non rigidamente tutelata si sarebbero presentate e più occasioni di lavoro per tutti ci sarebbero state.
Di qui la nascita di una congrua gamma di opzioni contrattuali alla cui definizione, in maniera decisiva, contribuì uno studioso del diritto del lavoro che collaborò sia con governi di centro-sinistra che con governi di centro-destra: Marco Biagi.
Questi era un entusiasta fautore della sperimentazione di forme contrattuali nuove e flessibili. Fu ucciso dagli ultimi cascami delle Brigate Rosse che vollero colpire quella rivoluzione delle regole tradizionali del mondo del lavoro che il professore bolognese stava mettendo in atto.
Nacquero molteplici tipologie di rapporti di lavoro, subordinati e para-subordinati,  quali la Collaborazione coordinata e continuativa, il job sharing, il job on call, il part-time verticale, il telelavoro ed altri ancora.
Tante forme diverse di possibile assunzione (non protetta), spesso così complesse e di difficile applicazione che in molti casi le aziende neppure rischiarono di utilizzarle.
Ma poi venne la crisi drammatica delle economie occidentali.
I lavoratori meno tutelati sono stati i primi a perdere il posto (addirittura stanno licenziando i propri dipendenti anche le agenzie di lavoro interinale!).
Per i tradizionali dipendenti  “tutelati” ci sono gli ammortizzatori sociali che nascondono un fatto veramente preoccupante.
Per un anno o due le casse integrazioni ordinarie o straordinarie faranno figurare questi lavoratori come “occupati” (seppure a salario ridotto.
Ma passato quel lasso di tempo ci sarà lo spettro del licenziamento.
E allora saranno tempi veramente  duri per tutti!

tutta_la_vita_davanti

Matrimoni gay (simbolici) a Bologna

31 maggio 2009

Da La Repubblica – Bologna, 31/5/2009
Matrimoni gaySette coppie omosessuali si uniscono simbolicamente in matrimonio

(…) 17 coppie – 5 gay, 2 lesbiche e 10 eterosessuali – si sono unite simbolicamente nel pomeriggio di sabato a Bologna, in piazza dell’Unità, benedette dal candidato sindaco della lista di sinistra “Bologna città liberaValerio Monteventi con fascia arcobaleno. E come testimone, Eva Robin’s. Poi hanno firmato un registro simbolico delle coppie di fatto che sarà spedito, polemicamente, alla sede elettorale di Flavio Delbono, aspirante successore di Cofferati per il centrosinistra perchè “così almeno nella sua sede ci sia un documento sul quale è scritta la parola ‘omosessuale‘”, hanno spiegato gli organizzatori dell’iniziativa.

Dal voto europeo al voto locale: la Sinistra a Bologna

27 maggio 2009

Anche se vogliamo parlare soprattutto di Europa, non possiamo ignorare anche gli altri appuntamenti politici, le elezioni amministrative. Bologna, la mia città di origine, rappresenta un caso molto curioso per chi la vede da fuori. Qui a Barcellona, parlando con persone particolarmente informate, catalani o di altri paesi, mi accorgo che è ancora ricordata per il suo passato comunista. Questo se non altro mi fa tirare un sospiro di sollievo: almeno non mi mettono nello stesso fascio (valga la citazione!) degli “italiani ignoranti che votano Berlusconi”.

A partire dalla fine degli anni ’90, tuttavia, la situazione politica di Bologna ha vissuto un declino molto rapido. Di questo fenomeno sono state date molteplici letture, indubbiamente più autorevoli del parere che possa dare io. Posso ricordare Michele Serra, che più di 10 anni fa scriveva che i veri poteri forti di Bologna, città profondamente borghese,  sono la Curia, l’Università e la massoneria. Molto più banalmente, io mi sento di aggiungere che la mancanza di concorrenti temibili ha portato gli attuali reduci della progressiva scrematura PCI – PDS – DS – PD a un totale scollamento dalla realtà sociale. Abituati a governare da sempre e a contare sul favore della maggioranza dell’elettorato e su uno zoccolo duro di iscritti di cui possono controllare le preferenze, sembrano inclini a pensare poco a COSA proporre e molto a COME proporlo. La campagna elettorale di Flavio Delbono, candidato del PD a sindaco di Bologna, ne è un esempio:

(Speriamo ci sia anche qualcun altro...)

(Speriamo ci sia anche qualcun altro...)

Anche i suoi spot radiofonici (che ascolto sulla mia amata Radio Città del Capo, in streaming via Internet) non sono particolarmente densi di contenuti:

“Sono Ludmilla… porto a spasso Luigi che ha 80 anni, gli voglio bene… – C’è Delbono a Bologna” oppure “(telefonota) Sei già sveglio? Hai fatto colazione? – Non facciamoci prendere dall’ansia… C’è Delbono a Bologna”. Se questo significa “saper comunicare” forse è opportuno aprire una seria e approfondita riflessione sui destinatari, perché li si sta trattando un po’ come se fossero dei deficienti, o quantomeno come se si stesse vendendo loro qualcosa.

Ora che il PD è sempre più centro e sempre meno sinistra, cambiare non deve significare necessariamente svoltare a destra. Diamo forza alla Sinistra a Bologna, perché possano amministrarla quelle persone che da anni si occupano dei problemi sociali e ambientali della città e della Provincia. Votiamo chi dedica le sue forze, il suo impegno, il suo denaro, a informare i cittadini e a progettare e costruire una città migliore.

Per un voto a Sinistra al Comune di Bologna:

BCLlogoBologna Città Libera

candidato Sindaco Valerio Monteventi (ex consigliere indipendente di Rifondazione)

Per un voto a Sinistra alla Provincia di Bologna:

Logo Terre Libere colori

Terre Libere

Candidato Presidente della Provincia Tiziano Loreti (Rifondazione Comunista)

L’opposizione neoliberista e neofascista di Di Pietro

26 maggio 2009

Molti elettori tradizionalmente di centrosinistra a partire dalle ultime elezioni politiche del 2008 sembrano avere scelto l’Italia dei Valori perché il suo leader, Antonio Di Pietro, si presenta e viene presentato dai media come l’unico vero oppositore a Berlusconi. Certamente, nonostante la non ben definita alleanza con il PD, anche solo intuitivamente si può pensare che Di Pietro non ha molto a che spartire con il centrosinistra e tanto meno con la sinistra. Purtroppo, in seguito ai risultati elettorali del 2008, ora le uniche opposizioni “accreditate” dai media in Italia sono l’Italia dei Valori, il PD e l’UDC (con questo si è detto tutto), perché sono le sole presenti in Parlamento. Gli esponenti di altre forze come Rifondazione, Sinistra e Libertà, Comunisti Italiani, quando hanno spazio spesso propongono riflessioni più raffinate ed efficaci sull’attuale crisi politica, economica e culturale rispetto agli slogan vuoti dei politici che siedono in Parlamento. Tuttavia, la disparità di trattamento tra le forze presenti in Parlamento e quelle escluse è più che evidente.

Un autorevole esponente ed europarlamentare di Rifondazione, Vittorio Agnoletto, ha presentato in un articolo pubblicato sul Manifesto del 3/5/2009 le ragioni per cui chi si considera di Sinistra non può votare l’Italia dei Valori al Parlamento Europe. Riportiamo qui di seguito il testo integrale dell’articolo:

Chi è di sinistra non può votare Antonio Di Pietro

di Vittorio Agnoletto, Il Manifesto, 3/5/2009

Vittorio AgnolettoNelle ultime settimane ho avuto modo di ascoltare non poche persone di sinistra intenzionate a votare IdV, e questa stessa intenzione è stata rappresentata più volte sulle pagine di questo giornale da diversi lettori.Il 6/7 giugno si voterà per il Parlamento Europeo e Di Pietro ha annunciato che tutti gli eletti dell’IdV a Bruxelles faranno parte del gruppo “Liberali e Democratici”, il medesimo gruppo al quale è stato iscritto lo stesso Di Pietro quand’era europarlamentare.
Per valutare se sia compatibile una rivendicata militanza a sinistra con il voto alle elezioni europee per l’IdV, penso che la cosa migliore sia analizzare il comportamento che il gruppo liberale ha tenuto verso le principali direttive nell’ultima legislatura.Nel settore delle politiche sociali e lavorative il gruppo Liberale ha votato:
*a favore della Bolkestein, che costituisce una vera e propria istigazione al dumping sociale e alla concorrenza al ribasso tra lavoratori dentro l’UE;
*a favore della direttiva che avrebbe prolungato l’orario di lavoro fino a 65 ore alla settimana e in alcune occasioni fino a 78, direttiva che, per ora, siamo riusciti a bocciare;
*a favore della risoluzione sul lavoro nero che punisce più le vittime che i carnefici. Ed infatti prevede per i datori di lavoro, che impiegano attraverso il lavoro nero immigrati senza permesso di soggiorno, solo sanzioni pecuniarie ed invece l’immediata espulsione degli stessi migranti (a meno che siano minori o che riescano a dimostrare di essere vittime della tratta). Un vero e proprio incentivo al lavoro nero degli immigrati: chi di loro farà più una denuncia ?I Liberali hanno anche votato a favore della direttiva della “vergogna” che prevede: la possibilità di rinchiudere nei cpt/cie i migranti sprovvisti di permesso di soggiorno, ma senza che abbiano commesso alcun reato, anche per 18 (6 +12) mesi; il rimpatrio dei migranti in Paesi differenti dai loro: ad es. chi proviene dal Sudan potrebbe essere rimpatriato in Libia, nei cpt di Gheddaffi in mezzo al deserto; il rimpatrio dei minori non accompagnati purché abbiano nel loro Paese parenti anche di grado lontano…Forse non è allora così difficile capire come mai 10 parlamentari dell’IdV si siano astenuti sul disegno di legge sulla sicurezza nel Parlamento italiano !In politica estera, senza infierire, mi limito a ricordare il voto favorevole alla risoluzione sul potenziamento del ruolo della NATO nelle politiche di sicurezza dell’UE.
A coloro che obiettano che tutto dipende da chi, nella lista, verrà eletto, rispondo che è sempre meglio pensarci prima: può facilmente capitare (e non solo nell’IdV) che si dia la preferenza a qualcuno che è contro il liberismo e si contribuisca invece ad eleggere, con il proprio voto, un parlamentare della stessa lista pronto a sostenere la direttiva sull’orario di lavoro quando il Consiglio, come annunciato, la ripresenterà. Inoltre è bene sapere che a Strasburgo il lavoro del singolo deputato dipende quasi totalmente dal rapporto con il gruppo parlamentare di appartenenza. Le iniziative individuali hanno uno spazio quasi nullo.
E’ più che legittimo compiacersi con chi lancia grandi proclami contro Berlusconi, per altro sempre utili nel deserto del nostro attuale Parlamento italiano, ma non è sufficiente; è necessario andare a vedere quali concrete scelte sociali costui pratichi. E sulla base della mia esperienza di cinque anni al Parlamento europeo, credo proprio che una persona di sinistra, e che tale voglia restare, il 6/7 giugno non possa votare l’IdV.
In quanto ai “grandi proclami contro Berlusconi”, non tutti i candidati dell’Italia dei Valori sembrano condividere la linea del loro leader, vista la performance di una tale Marylin Fusco, che in un programma di Odeon TV (video attualmente in circolazione su Facebook e Youtube) si lancia in un’accorata difesa del premier vittima degli attacchi della stampa:
Infine, un altro appello tratto dal sito di Unaltraeuropa:
Sonia Alfano, candidata “indipendente” nelle liste IdV è una amica di Forza Nuova
martedì 26 maggio 2009

Sonia AlfanoSonia Alfano, la candidata “indipendente” alle europee nella lista di Italia dei Valori è una amica di Forza Nuova. Figlia di un militante siciliano di Ordine Nuovo, ucciso barbaramente dalla mafia, ma pur sempre interno ad un’organizzazione eversiva e xenofoba. Sonia Alfano non rinnega nulla del suo passato, anzi ne “rivendica l’appartenenza”, firma appelli assieme ad esponenti della “Destra” di Storace e partecipa ad iniziative di Forza Nuova, sedendo proprio accanto a Roberto Fiore. Un connubio non casuale, tanto da permettere ad un dirigente di spicco di Fn come Giuseppe Provenzale di definire l’Alfano una “non forzanovista, ma che non ha alcuna difficoltà a relazionarsi a FN e ne condivide molte battaglie”.
La cosa ancora più grave è che, nonostante il putiferio che queste relazioni con la destra estrema hanno provocato tra i simpatizzanti dell’Alfano (movimenti grillini e antimafia), quest’ultima non ha mai smentito nulla. Anzi, sul suo sito ha pubblicato una delle foto incriminate che la ritraggono accanto a Fiore, latitante per vent’anni in Inghilterra, ed ha detto di “non avere scheletri negli armadi”. Inoltre, ha posto sullo stesso piano Forza Nuova e Rifondazione Comunista (sic!).

Un altro motivo per riaffermare che CHI E’ DI SINISTRA NON PUO’ VOTARE DI PIETRO!
Sonia Alfano, candidata “indipendente” nelle liste IdV è una amica di Forza Nuova

martedì 26 maggio 2009
//

Sonia Alfano, la candidata “indipendente” alle europee nella lista di Italia dei Valori è una amica di Forza Nuova. Figlia di un militante siciliano di Ordine Nuovo, ucciso barbaramente dalla mafia, ma pur sempre interno ad un’organizzazione eversiva e xenofoba. Sonia Alfano non rinnega nulla del suo passato, anzi ne “rivendica l’appartenenza”, firma appelli assieme ad esponenti della “Destra” di Storace e partecipa ad iniziative di Forza Nuova, sedendo proprio accanto a Roberto Fiore. Un connubio non casuale, tanto da permettere ad un dirigente di spicco di Fn come Giuseppe Provenzale di definire l’Alfano una “non forzanovista, ma che non ha alcuna difficoltà a relazionarsi a FN e ne condivide molte battaglie”.
La cosa ancora più grave è che, nonostante il putiferio che queste relazioni con la destra estrema hanno provocato tra i simpatizzanti dell’Alfano (movimenti grillini e antimafia), quest’ultima non ha mai smentito nulla. Anzi, sul suo sito ha pubblicato una delle foto incriminate che la ritraggono accanto a Fiore, latitante per vent’anni in Inghilterra, ed ha detto di “non avere scheletri negli armadi”. Inoltre, ha posto sullo stesso piano Forza Nuova e Rifondazione Comunista (!!!!).
Un altro motivo per gridare a squarciagola: CHI E’ DI SINISTRA NON PUO’ VOTARE DI PIETRO!