L’Italia pensa alla galera per i giornalisti che pubblicano le intercettazioni di una indagine

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[El Paí s]

Carcere e multe per gli editori in caso di rivelazioni su conversazioni registrate dalla polizia. – Anche le fonti giudiziarie saranno soggetti a pene detentive. – Una legge simile avrebbe impedito in Spagna di indagare sul ‘caso Gürtel’

La Commissione Giustizia del Senato italiano, che sta votando i vari punti del decreto che formula nuove regole sulle intercettazioni telefoniche acquisite durante indagini di polizia o giudiziarie, ha appena dato il via libera a maxi multe fino a mezzo milione di euro per gli editori che ne pubblichino il contenuto prima dell’udienza preliminare. Un’altra parte del testo – che sarà approvata lunedì, quando riprenderà il dibattito in commissione – prevede pene ancora più severe per i giornalisti: fino a 20.000 euro e due mesi di carcere se pubblicano il contenuto di conversazioni registrate, e la sospensione temporanea del permesso di esercitare la professione. La multa può variare di 2.000 e 10.000 euro se quelli che vengono alla luce sono atti protetti dal segreto istruttorio. Ma la pena più grave sarà il carcere da sei mesi a un anno per coloro che pubblichino intercettazioni di cui è stata ordinata la distruzione o che risultino estranee alle indagini. Pene simili in Spagna avrebbero implicato l’arresto, per esempio, dei giornalisti de EL PAÍS che hanno indagato sul caso Gürtel.

I senatori uscendo dall’aula questa sera hanno dichiarato di aver dato il via libera al punto più controverso, ma qualche minuto fa è arrivata la smentita: il decreto Alfano (Ministro della Giustizia che ha preparato il testo) è ancora all’esame della Commissione, che al momento non è arrivata all’emendamento sui giornalisti. Nel paese transalpino il clima si inasprisce all’avvicinarsi della nuova norma. I sindacati dei giornalisti sono mobilitati da mesi. I magistrati antimafia temono di vedere pregiudicato il lavoro di anni. La comunità degli internauti lancia messaggi di indignazione e scoramento. Più di 76.000 persone hanno firmato una lettera a favore della libertà di informazione promossa da giuristi e costituzionalisti. Ciònonostante il Popolo delle Libertà, guidato dal Cavaliere, sta respingendo tutti gli emendamenti presentati dall’opposizione, che definisce il nuovo decreto “legge bavaglio”.

Già approvate le pene per le talpe e le fonti anonime dei giornalisti. Chi fa filtrare notizie in relazione ad atti o documenti su cui il giudice non abbia tolto il segreto istruttori corre rischia da uno a sei anni di carcere. Lo stesso vale ovviamente per il giornalista, che dividerà la pena con la “gola profonda” che gli ha passato l’informazione. Se il fatto che si scopre e viene reso pubblico coinvolge agenti dei servizi segreti, la pena è di sei anni.

Non si potranno neanche fare registrazioni televisive di un procedimento senza che tutte le parti siano d’accordo. Basterà che un solo imputato neghi il consenso perché le telecamere restino fuori da un processo penale, magari rilevante per l’opinione pubblica, come quelli che si celebrano per fatti di mafia.

Un altro capitolo controverso del decreto che il Senato italiano sta approvando punto su punto è il cosiddetto emendamento D’Addario, cognome della prostituta Patrizia che registrò le sue conversazioni con Silvio Berlusconi. Ricche di commenti e dettagli sui suoi incontri sessuali, le registrazioni furono pubblicate sui giornali e trasmesse da radio e televisioni, scatenando prima dell’estate una sorta di Sexgate all’italiana. Col nuovo decreto il Cavaliere si mette al riparo: nessuno tranne la giustizia potrà registrare conversazioni senza che le persone coinvolte lo sappiano e diano il loro consenso. E la pena per chi lo farà potrà raggiungere i quattro anni.

Mancano 30 emendamenti all’aprovazione. E mancano poche ore perché il Governo tiri un profondo sospiro di sollievo. Probabilmente lunedì, in serata.

[Articolo originale “Italia estudia encarcelar a los periodistas que publiquen escuchas de una investigación” di Lucia Magi]

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Una Risposta to “L’Italia pensa alla galera per i giornalisti che pubblicano le intercettazioni di una indagine”

  1. L’Italia pensa alla galera per i giornalisti che pubblicano le intercettazioni di una indagine | Politica Italiana Says:

    […] via https://sarasbizzera.wordpress.com/2010/05/24/l%E2%80%99italia-pensa-alla-galera-per-i-giornalisti-ch… Posted by admin on maggio 25th, 2010 Tags: News, Politica Share | […]

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